Sean Strickland (31-7) è tornato ad attaccare l’UFC dall’interno. Questa volta non si è limitato ai compensi: ha descritto un sistema nel quale, secondo il suo racconto, il matchmaking può utilizzare l’inattività come strumento di pressione sugli atleti.
Nel corso della lunga intervista concessa allo Shawn Ryan Show, il campione dei pesi medi ha puntato il dito contro Sean Shelby, storico matchmaker della promotion.
Strickland sostiene che un fighter possa ricevere una proposta con appena due settimane di preavviso e, in caso di rifiuto, venire lasciato fuori per mesi. Ha inoltre raccontato che una prestazione giudicata poco spettacolare potrebbe produrre conseguenze simili.
Sono accuse e valutazioni di Strickland, non fatti stabiliti da un’indagine indipendente. Ma arrivano da uno dei nomi più importanti del roster e da un atleta che conosce il sistema UFC da oltre un decennio.
«Predatorio»
L’altro bersaglio è il denaro. Strickland ha definito “predatorio” il modello dei compensi, citando i contratti d’ingresso da 10.000 dollari per combattere e altri 10.000 in caso di vittoria.
Una cifra che, una volta sottratti manager, tasse e spese di preparazione, può lasciare un atleta con ben poco — soprattutto se perde, si infortuna o rimane inattivo.
Ha riconosciuto di appartenere ormai alla fascia ristretta dei fighter ben pagati, ma ha sostenuto che la maggioranza del roster viva una realtà completamente diversa. Da qui il consiglio più duro rivolto ai giovani: non entrare in UFC.
Poi la contraddizione, ammessa dallo stesso Strickland. Per quanto critichi la compagnia, riconosce che l’UFC gli abbia offerto opportunità che difficilmente avrebbe trovato altrove.
Per molti atleti la UFC rimane il traguardo più grande e, contemporaneamente, un sistema nel quale il potere contrattuale è fortemente sbilanciato.
Strickland lo racconta con il suo solito linguaggio brutale. Tolte le parolacce, la questione resta tutta lì.
Testo verificato e pubblicato dalla redazione IFM.
Shawn Ryan Show / MMA Fighting
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