Era quasi fatta.
Il Muhammad Ali American Boxing Revival Act aveva già superato la Camera degli Stati Uniti e attendeva il passaggio decisivo al Senato. Portava il nome di Muhammad Ali e prometteva di modernizzare la boxe americana garantendo compensi minimi, assicurazioni, controlli antidoping e maggiori standard medici.
Una battaglia apparentemente nobile, alla quale sarebbe stato difficile opporsi.
Ma dietro quelle promesse si nascondeva una trasformazione molto più profonda: la possibilità di creare delle Unified Boxing Organizations, strutture private autorizzate a controllare contemporaneamente contratti, promozione degli eventi, matchmaking, classifiche e titoli.
In sostanza, il modello necessario a TKO e Zuffa Boxing per portare nel pugilato una struttura simile a quella costruita dalla UFC nelle arti marziali miste.
Formalmente il provvedimento non è stato scritto da Dana White e non avrebbe consegnato tutta la boxe americana a Zuffa. Si tratta di una proposta parlamentare bipartisan e le UBO avrebbero rappresentato un sistema alternativo, non un’unica organizzazione nazionale obbligatoria.
TKO, però, è il principale soggetto industriale schierato a favore della riforma e quello maggiormente preparato a sfruttarne il modello.
A costruire lo stop politico al Senato è stato proprio il nipote dell’uomo il cui nome campeggia sul provvedimento: Nico Ali Walsh.
La battaglia politica di Nico Ali Walsh
Ali Walsh non possiede alcun potere formale per bloccare una legge. Ha però utilizzato la propria forza simbolica per trasformare una complessa discussione legislativa in una domanda politicamente molto scomoda:
È giusto usare il nome di Muhammad Ali per permettere alla stessa organizzazione di pagare un pugile, scegliere i suoi avversari, controllare la sua classifica e assegnargli il proprio titolo?
Il 22 aprile Nico Ali Walsh e Oscar De La Hoya hanno testimoniato davanti alla Commissione Commercio del Senato, schierandosi contro il Revival Act nella sua formulazione attuale. Il nipote di Ali ha sostenuto che il testo avrebbe tradito il principio fondamentale della legge originale: chi controlla un pugile non dovrebbe controllare anche l’intero mercato dal quale dipende la sua carriera.
Il messaggio era devastante: se la riforma fosse passata così, secondo Nico, non avrebbe dovuto portare il nome di suo nonno.
Testimonianza ufficiale di Nico Ali Walsh →Resoconto Reuters →Dopo l’audizione, Ali Walsh ha continuato a parlare direttamente con diversi senatori. Adesso sostiene che il fronte contrario sia riuscito a privare il testo dei consensi necessari per avanzare nella forma approvata dalla Camera.
Non serviva necessariamente ottenere una bocciatura pubblica: era sufficiente convincere abbastanza senatori da rendere rischioso o impraticabile portare il provvedimento al voto.
«Questi senatori sono d’accordo con noi. Sanno che il Revival Act non passerà così com’è».
Non esiste ancora una votazione che certifichi definitivamente la sconfitta della riforma. La mancanza dei numeri è quindi una vittoria politica rivendicata da Nico Ali Walsh, non una bocciatura formalizzata dal Senato.
Il successivo incontro con i dirigenti di TKO, compreso Nick Khan, dimostra però che qualcosa è cambiato: dopo lo scontro pubblico, le due parti hanno cominciato a negoziare.
Dichiarazioni di Ali Walsh →L’Ali Act esiste già, ma viene applicato male
Il Muhammad Ali Boxing Reform Act è in vigore dal 2000. La legge nacque per proteggere i pugili da contratti coercitivi, conflitti d’interesse, classifiche manipolate e abusi economici.
Il suo limite è l’applicazione.
La boxe americana non dispone di un’autorità federale unica incaricata di far rispettare costantemente queste regole. I controlli dipendono dalle commissioni dei singoli Stati, dalle autorità giudiziarie e, spesso, dagli stessi pugili, costretti ad agire legalmente per vedere riconosciuti i propri diritti.
TKO parte quindi da un problema reale: l’Ali Act contiene protezioni importanti, ma non è riuscito a eliminare opacità, frammentazione e abusi.
La battaglia riguarda la soluzione.
Ali Act e Revival Act: le differenze sostanziali
Logica. L’Ali Act protegge il pugile separando i poteri; il Revival Act aggiunge tutele attraverso un sistema centralizzato.
Applicazione. L’Ali Act è applicato in modo debole e frammentato tra commissioni statali; le UBO avrebbero standard interni più uniformi.
Promozione e contratti. L’Ali Act limita i conflitti tra promoter e manager; una UBO potrebbe mettere sotto contratto e promuovere i propri pugili.
Classifiche e titoli. Nell’attuale sistema non dovrebbero dipendere dal promoter; una UBO potrebbe classificare i propri atleti e assegnare i propri titoli.
Sicurezza e compensi. Il Revival Act introduce nuovi standard medici, assicurativi e antidoping e una paga minima, ma secondo gli oppositori offre minori garanzie sulla trasparenza e sul potere contrattuale.
Effetto. L’Ali Act offre maggiore libertà teorica ma controlli insufficienti; il Revival Act promette maggiore organizzazione al prezzo di una forte concentrazione di potere.
La differenza, brutalmente, è questa:
Con l’Ali Act, chi organizza e paga il tuo incontro non dovrebbe controllare anche la tua classifica e la cintura per cui puoi combattere.
Con il Revival Act, una stessa organizzazione potrebbe assumerti, promuoverti, scegliere i tuoi avversari, classificarti e assegnarti il proprio titolo, rispettando una nuova serie di condizioni.
Il Revival Act contiene miglioramenti reali. Nico Ali Walsh non contesta assicurazioni, controlli medici, antidoping o compensi minimi. Contesta il prezzo richiesto in cambio: più protezioni di base, ma molto meno potere contrattuale per il pugile.
La nuova trattativa
Ali Walsh non vuole necessariamente affossare ogni parte della riforma. Vuole impedire che i problemi reali dell’Ali Act vengano utilizzati per creare un sistema capace di aggirarne le protezioni fondamentali.
Le condizioni indicate dal suo fronte sono quattro:
• piena trasparenza finanziaria;
• informazioni complete sui compensi;
• libertà contrattuale e limiti alla durata degli accordi;
• criteri trasparenti per classifiche e opportunità titolate.
TKO può tentare di forzare il testo, abbandonare la riforma oppure accettare una versione modificata che conservi le nuove garanzie sanitarie ed economiche limitando il potere delle future UBO.
È questa l’assurda contrapposizione prodotta dalla politica americana.
Da una parte abbiamo una legge nata da una battaglia popolare per i diritti dei pugili, importante nei principi ma applicata troppo debolmente.
Dall’altra una manovra nata nei palazzi della politica che parte dagli stessi problemi e dalle stesse promesse, ma propone di risolverli consegnando maggiore controllo alle organizzazioni private.
Due provvedimenti intitolati a Muhammad Ali. Due promesse di proteggere gli atleti. Ma due concezioni quasi opposte della boxe: una fondata sulla libertà del pugile, l’altra sull’autorità dell’organizzazione.
E proprio il nipote di Muhammad Ali, almeno per il momento, sembra essere riuscito a impedire che il nome di suo nonno venisse utilizzato per sancire la seconda.
Testo verificato e pubblicato dalla redazione IFM.
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