Fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi impensabile.

Una delle principali promotion internazionali di boxe a mani nude in Italia. Un fighter italiano nel main event contro uno dei campioni più importanti nella storia della compagnia. Una seconda cintura europea affidata a un altro veterano del nostro movimento. Un’intera card costruita intorno a italiani chiamati a confrontarsi con atleti provenienti da tutta Europa.

E invece è esattamente ciò che è accaduto a Napoli.

Il 18 luglio, l’Arena Flegrea ha ospitato BKFC 91, terza edizione italiana della promotion statunitense e prima tappa organizzata nel capoluogo campano. Non una semplice serata di combattimenti, ma uno dei passaggi più ambiziosi mai vissuti dal giovane movimento italiano della boxe a mani nude.

Al centro di tutto c’era Walter Pugliesi.

L’italiano si è presentato nel main event con appena due incontri disputati in BKFC, trovandosi davanti Lorenzo “The Juggernaut” Hunt, ex campione dei mediomassimi e dei cruiserweight, uno dei volti simbolo della promotion.

In palio c’era il neonato titolo mondiale Ironweight.

Pugliesi non ha vinto, ma per una ripresa ha fatto credere a tutti che l’impresa fosse davvero possibile. Ha mandato Hunt al tappeto nel primo round e ha imposto un ritmo altissimo, prima che l’esperienza e la durezza del campione cambiassero progressivamente l’inerzia della sfida. Hunt ha poi chiuso il match nel quarto round, diventando il primo campione di tre categorie nella storia della BKFC.

Ma Napoli non è stata soltanto la notte di Pugliesi.

È stata la notte di Ernesto Papa, salito sul ring a 43 anni per disputare il match più importante della propria carriera contro il giovanissimo Jindřich Byrtus, con il titolo europeo BKFC dei cruiserweight in palio.

Papa ha mandato due volte al tappeto il proprio avversario nella prima ripresa. Non è riuscito a completare l’impresa, ma ha regalato ancora una volta una battaglia cruda, folle e autentica, conquistando il rispetto del pubblico italiano e internazionale.

Il valore dell’evento, però, non si è fermato ai due incontri titolati.

Dan Chapman ha confermato ancora una volta la propria pericolosità fermando Marco Giustarini dopo appena otto secondi della seconda ripresa. Un finale improvviso e violento, perfettamente coerente con l’imprevedibilità della disciplina.

Guglielmo Gicco ha invece sovvertito le aspettative contro Antonio Moscatiello, dimostrando ancora una volta quanto la boxe a mani nude sia una disciplina diversa dalla boxe tradizionale.

Il curriculum, l’esperienza e la tecnica costruita con i guantoni non garantiscono automaticamente la superiorità quando cambiano le distanze, i tempi e soprattutto le conseguenze di ogni singolo colpo.

Tra le sorprese positive della serata va segnalato anche Gianni Melillo, vincitore al proprio debutto nella promotion.

Per un atleta con una lunga carriera alle spalle, Napoli ha rappresentato l’apertura di un capitolo completamente nuovo: non un’apparizione celebrativa, ma una prestazione capace di spalancare altre possibilità nel roster europeo.

A lasciare Napoli con una nuova prospettiva è stato anche Leonardo Damiani, vincitore della sfida italiana contro Andrea Bicchi.

Il suo successo ha dimostrato quanto questo evento non fosse soltanto una vetrina riservata ai nomi già affermati, ma anche una piattaforma attraverso la quale nuovi protagonisti possono guadagnarsi spazio e credibilità.

Napoli ha rappresentato anche molto altro.

Ha portato in Italia fighter internazionali, dirigenti, leggende degli sport da combattimento e personaggi capaci di raccontare quanto rapidamente il progetto BKFC stia ampliando i propri confini.

La presenza del fondatore David Feldman ha permesso di comprendere con maggiore chiarezza la prospettiva della promotion sul nostro Paese. Feldman ha ribadito il proprio apprezzamento per l’Italia, parlando degli atleti che lo hanno colpito e aprendo anche alla possibilità di una futura tappa a Milano.

Durante la settimana napoletana, Italian Fight Magazine ha inoltre raccolto le voci di alcuni dei protagonisti e degli ospiti internazionali della manifestazione.

Tra questi, Johnny “Cannoli” Garbarino, uno dei prospetti più interessanti del roster americano, imbattuto nella disciplina e legato alle proprie origini italiane.

Tutti questi contenuti raccontano meglio di qualsiasi comunicato ciò che Napoli ha rappresentato.

Non soltanto una card internazionale disputata sul territorio italiano, ma un punto d’incontro tra il nostro movimento e una promotion che, fino a pochi anni fa, sembrava lontanissima.

Gli italiani non erano semplici comparse inserite per riempire il programma. Erano il centro della serata.

Hanno combattuto nel main event, per una cintura mondiale, per un titolo europeo e negli incontri più importanti della card. Alcuni hanno vinto, altri hanno perso, ma quasi tutti hanno lasciato una storia da raccontare e una possibile direzione per il futuro.

Questo è forse il significato più importante di BKFC Napoli.

Non la retorica di una notte perfetta, perché perfetta non lo è stata. Le cinture principali non sono rimaste in Italia e alcuni dei nostri atleti hanno pagato duramente il confronto con avversari più esperti nella disciplina.

Ma proprio per questo il passaggio è stato reale.

Il movimento italiano ha scoperto di poter stare su quel palcoscenico. Ora deve dimostrare di poterci restare.

La domanda, quindi, non riguarda più la possibilità di vedere altri grandi eventi BKFC nel nostro Paese.

La domanda è un’altra: dove si svolgerà il prossimo?

Roma ha già scritto pagine importanti. Napoli ha alzato ulteriormente l’asticella. Milano rimane una suggestione concreta, mentre altre città potrebbero provare a raccogliere una disciplina che sta rapidamente costruendo il proprio pubblico.

Qualunque sarà la destinazione, una cosa ormai appare evidente: BKFC Napoli non è stato soltanto un evento. È stato il momento in cui la boxe a mani nude italiana ha smesso di sembrare un esperimento e ha cominciato a comportarsi come un vero movimento.

Aggiornamento — 27 lug 2026 · 01:18

Testo verificato e pubblicato dalla redazione IFM.

FONTE ORIGINALE

Italian Fight Magazine — copertura sul campo, highlights e interviste

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